ALLA SCOPERTA DI ATLANTE

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di Eleonora D’Angelo

La Sardegna il primo centro del mondo? L’inchiesta di Sergio Frau

Dopo aver riposizionato le Colonne D’Ercole nel loro luogo originario, cioè nel tratto di mare compreso fra Sicilia e la Tunisia, Sergio Frau, noto giornalista tra i fondatori de La Repubblica, scrittore e studioso appassionato di letteratura antica e archeologia, si spinge più in là con un nuovo azzardo. Nel libro Omphalos, il Primo Centro del Mondo, identifica la Sardegna con il primo vero Centro del Mondo. C’è qualcosa nella sua tesi di così innovativo e sconvolgente, da racchiudere il duplice potenziale di riscrivere la storia e di eliminare il fango che nasconde la verità da secoli. I suoi studi non a caso, hanno calamitato l’attenzione internazionale spalancandogli le porte dell’UNESCO e dell’Accademia dei Lincei: la più antica accademia scientifica del Mondo. Per capire come sia giunto a determinare, dopo lunghe e accurate misurazioni, che la Sardegna era una Delfi prima di Delfi, bisogna partire dal libro “Le Colonne d’Ercole un’inchiesta” (Nur Neon, 2002). Se il ragionamento di Frau è corretto, come buona parte della comunità scientifica sostiene, l’isola di Atlante – al di là delle Colonne d’Ercole del Canale di Sicilia, le prime – di cui parlava Platone nel Timeo e nel Crizia, nonché citata da numerosi altri autori del tempo, non poteva che essere la Sardegna. Secondo il giornalista d’altronde, il fatto che le prime Colonne d’Ercole si trovassero nel cuore del Mediterraneo, e non a Gibilterra, era di semplice intuzione.

“Tutto deriva da un maliteso geografico. Per anni la leggendaria Atlante è stata ricercata in punti lontanissimi dai riferimenti del mondo greco, a Cuba ad esempio, ma bastava dare fiducia alle fonti antiche e indagare per capire che si trattava della Sardegna. Atlante viene descritta come una terra situata oltre le Colonne d’Ercole, dal clima mite, ricca di raccolti e metalli preziosi, regnante sui Tirreni, cioè il “popolo delle torri”. Una volta spostate le colonne nel punto giusto il quadro torna perfettamente”.
Atlantide, ironicamente apostrofata da Frau come “l’isola delle frescacce” non è mai esistita. L’isola di Atlante invece sì, ed era il Primo Centro del Mondo.

“Per tutto il ‘900 si è sempre definito il centro del Mondo con troppa psicoanalisi e poca logica e niente geometria. Ben quindici autori greci sostenevano che Atlante si trovasse in Occidente e che fosse al centro del Mondo”– sottolinea. Quella di Frau dunque, si sostanzia con una semplice verifica: in un atto di fiducia nei confronti degli antichi supportato da molteplici controlli incrociati, e non da fuffa (chiacchiere senza fondamenti). I dubbi, di fronte ad affermazioni tanto rivoluzionarie quanto destabilizzanti rispetto a ciò che si credeva fino ad oggi sorgono spontanei. Che si sia fatto interprete, e non solo portavoce degli antichi? “Di fatto sono un traduttore, nel senso che decodifico dove vanno ambientate queste fonti. Si è sempre detto che erano storielle quelle raccontate da Platone, ma quando dice che aldilà delle Colonne d’Ercole c’era una grande isola, e tutto quadra con la Sardegna…”, risponde con un senso di ovvietà. Alle certezze ottenute cerca nuove conferme, ma se anni di indagini lo sostengono, le opposizioni l’hanno sicuramente forgiato. Non è una novità infatti, che le sue tesi abbiano suscitato clamore e rivolte, specie nel mondo dell’archeologia sarda. Gli attacchi ricevuti comunque, vengono rimbalzati come frecce dal sostegno di menti eccellenti in materia, tra cui l’archeologo Andrea Carandini.

Il nuovo libro di Sergio Frau Omphalos (Nur Neon.o 2017) porta a riaprire il caso e ad approfondire le ricerche. Spiega il giornalista:

“Dopo la lettura del libro “Il Mulino di Amleto di De Santillana ho avuto un gran bel dubbio. Il volume parla di una storia incredibilmente simile a quella narrata dalle fonti greche che citano Atlante. C’è, infatti, un mulino cosmico che ordinava il tempo e lo spazio, e che finì in mare a macinare sabbia, corpi e sale, proprio come Platone afferma accadde ad Atlante, scomparsa in un solo giorno e notte di disgrazia per opera di Poseidone. A quel punto mi sono chiesto: Platone e De Santillana raccontano storie parallele o la stessa storia? Visto che mi hanno dato ragione sulle Colonne d’Ercole ho iniziato le misurazioni che mi hanno portato ad individuare nella Sardegna l’isola ferita dal mare di cui parlavano gli Antichi, e sempre in questa, il Primo vero Centro del Mondo.”

Il Centro del Mondo dunque, non esisterebbe soltanto nell’ iimmaginario collettivo. Secondo Frau nell’antichità era una realtà tangibile chiamata isola di Atlante, o meglio, un punto preciso di tale isola, che corrisponde all’odierna Sorgono: Comune barbaricino nel cuore della Sardegna. In base alle misurazioni Sorgono è attraversata, anzi, visivamente tagliata a metà dal 40° parallelo a Nord: l’equatore degli antichi detto “Linea degli Olimpi”, dove si trovava l’Olimpo nonché l’intera Via della Seta. In effetti, mappa alla mano, Sorgono è perfettamente equidistante dalle coste del Giappone e da quelle degli Stati Uniti: 11 350 km da una parte e 11 359 km dall’altra. La sua centralità, che diventa rilevanza a livello sacrale, sarebbe dimostrata inoltre dalla presenza di oltre 200 menhir del III millennio a.C., di diverse tombe dei giganti, e del rosone più grande della Sardegna (quello della chiesa di San Mauro) che guarda ad Occidente. Anche stavolta, le conferme delle indagini avviate da Frau sono sostenute da fonti sparse in tutto il Mondo: dalla Montagna Cosmica che esce dall’abisso, al Loto Orientale che galleggia sull’acqua, fino alla Collina Primordiale che esce dal Nun, l’Oceano degli Egizi.
Come scomparve Atlante, ci si chiede? In base alle indagini di Frau, attorno al 1.200 a.C. la Sardegna fu colpita da una catastrofe naturale. Fonti d’Oriente parlano di uno schiaffo di Poseidone, Dio del Mare. Secondo il geologo del Cnr Mario Tozzi, parte dell’isola potrebbe essere stata travolta da uno Tzunami di forza dirompente, originato dalla caduta di un meteorite o da sommovimenti marini, tale da devastare il Campidano fino ai confini della Giara di Gesturi seppellendo centinaia di nuraghi sotto il fango.

“Passando dall’archeologica all’archeo-logica si intuisce facilmente che i nuraghi della Gallura, e quelli situati al di sopra della Giara sono in buono stato di conservazione perché, a differenza di quelli raggiunti dal mare si sono salvati”, sottolinea Frau. La tesi del giornalista vanta ulteriori riscontri. L’incontro con Ettore Tronci, geometra appassionato di archeologia, è stato propizio al riguardo. Con l’ausilio di un drone Ettore Tronci ha individuato una vera “Pompei del mare”: sono almeno un centinaio i nuraghi sommersi dal fango e non ancora scavati, situati proprio al di sotto della Giara di Gesturi. I siti in questione sono mappati sul sito web www.colonnedercole.it , dove si trovano ulteriori delucidazioni sull’excursus seguito dal giornalista nei suoi studi. Le ipotesi del giornalista però si spingono oltre. Che fine ha fatto la civiltà di Atlante? Sergio Frau ha la risposta in tasca. Le sue indagini l’hanno portato a Bologna, dove ha rilevato che reperti villanoviani, in particolare urne, in cui si conservavano le ceneri dei defunti, hanno le stesse fattezze di quelle utilizzate in Sardegna per conservare i metalli.


La civiltà villanoviana, dunque, potrebbe essere la diretta discendente della civiltà nuragica. Una testimonianza di Plutarco riporta: “A Roma per celebrare la vittoria su Veio si vendevano degli schiavi sardi (…) perché Veio era città etrusca e si sa che gli Etruschi sono coloni dei Sardi”. In più – sostiene Frau -, anche le domus de janas, famose tombe scavate nella roccia tipiche della Sardegna prenuragica, presentano soffitti identici a quelli delle tombe etrusche. È una storia di passione, approfondimenti e misurazioni che non lascia spazio alla resa. Quale sarà il prossimo risultato? “Be’ già poter presentare queste ricerche alla Società Geografica Italiana – come ho fatto il pomeriggio del 10 aprile, aprendo lì lamostra Omphalos – mi sembra una tappa raggiunta da non sottovalutare!.”

Conclude lasciando aperti ulteriori scenari.

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