MICHELE CABRAS: «ADESSO CUCINO IO!»

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di Giovanni Fancello
© riproduzione riservata

Michele Cabras:«La mia musa ispiratrice?
È stata mia mamma, una rassicurante cuoca che ama cucinare secondo tradizione»

 

Mi chiamo Michele Cabras, sono di Cagliari e ho 42 anni. Sono un imprenditore edile e amo le pubbliche relazioni, il rapporto con le persone, i viaggi e il cibo quale strumento  di aggregazione e convivialità.

Così si presenta il nuovo personaggio della gastronomia sarda.  

Intorno al cibo, da sempre potente catalizzatore sulle tavole ed oggi anche sui social e in tv, stanno nascendo nuove figure professionali. Il gastronomo è una di queste.
Il suo nome è saltato alla ribalta per essere stato organizzatore di eventi di grande successo. Nel 2016 presso il ristorante Niu di Cagliari, ha organizzato una rassegna dal titolo Una Notte da chef: 15 serate, 15 concorrenti dal grande seguito e una telecamera che filma tutto;  4 giudici fissi scelti tra giornalisti, influencer, chef e antropologi del cibo, più 2 giudici speciali per ogni sera e una tv via Web che cura le interviste di  concorrenti, ospiti e giudici.
Una macchina dal successo assicurato.
Dopo Una notte da chef, oltre alle tante serate organizzate, ha gestito la zona food nel corso di un importante festival internazionale jazz, infine Degustibus. Quest’ultimo evento, dal grande riscontro mediatico, ha riunito 30 cuochi tra i più importanti dell’isola, produttori d’eccellenza, giornalisti del settore e famosi come Carlo Passera di Identità Golose e riviste del settore come Grande Cucina.

Come inizia a prender forma tanta energia gastronomica, Michele?

La musa ispiratrice è stata sicuramente mia mamma, una  massaia vecchio stampo, una rassicurante cuoca che ama cucinare secondo tradizione. Da ragazzino amavo viaggiare e avevo modo di appagare la mia curiosità per la gastronomia visitando ovunque mercati, botteghe, trattorie e ristoranti. Ho deciso presto di avere un luogo mio, una cucina-laboratorio dove sperimentare quanto acquisito da mia madre e durante i viaggi. Con la mia compagna di vita Michela, appassionata di cucina, bravissima in pasticceria e nei piatti semplici vegetariani, ho poi condiviso e alimentato la passione.

 

Quando questa passione ha iniziato a prender la giusta forma?

Il passo importante fu un regalo di Michela: un abbonamento alla rivista La Cucina Italiana e due corsi amatoriali di cucina: uno con Roberto Petza e l’altro con Luigi Pomata. Il primo mi ha avvicinato all’alta cucina, il secondo mi ha illuminato all’istante. Luigi è un cuoco carismatico con il dono di semplificare aspetti complessi. I risultati positivi mi hanno spinto a proseguire e di corso in corso ho colmato lacune e appagato la mia curiosità. Durante le lezioni ho conosciuto Stefania Spiga, braccio destro di Luigi, persona geniale e vera padrona di casa; da loro ho imparato molto. Ho seguito poi corsi con Falanga e Gianluca Aresu, con gli stellati Marchini, Felix lo Basso, Fabio Pisani, poi con Stefano Pibi e Daniele Persegani.

Hai dato un assetto decisamente professionale e lustro con prodotti d’eccellenza alle tue rassegne. Come ci sei riuscito?

Nel corso del tempo ho conosciuto molti produttori d’eccellenze e con loro ho stretto importanti rapporti d’amicizia. Mettere insieme cuochi e produttori ha creato una combinazione di grande attrazione per il pubblico, condizioni ideali di crescita e opportunità per tutti. Mettere insieme, Felice Passiu che produce l’omonimo riso, Pasquale Tanda del pastificio Tanda&Spada e I Cherchi del negozio del Mercato di San Benedetto di Cagliari, ha prodotto grandi risultati.

Come hanno risposto i tuoi maestri cuochi alle tue iniziative?  

Hanno risposto tutti positivamente. Hanno intravisto opportunità e possibilità di evoluzione; in una serata di Una notte da chef ho avuto l’onore di avere come giudice speciale Luigi Pomata. Ha lasciato i suoi locali quella sera per essere presente ed è stato accolto come una rockstar, un successo da tutto esaurito. Può sembrare strano, ma prima di Una Notte da chef, non si erano mai visti cuochi fare squadra; nessuno prima avrebbe abbandonato il proprio locale per partecipare ad un evento organizzato da un collega.

Abbiate la pazienza di far qualche prova (ne fo tante io!). Se poi voi non vi riuscirete alla prima, non vi sgomentate; buona volontà ed insistenza vuol essere (Pellegrino Artusi).

Seguiamo i progressi di Michele Cabras e ne vedremo delle belle.

 

 

 

LINGUINE AGLIO E PEPERONCINO, ASPARAGI SELVATICI, E CRUDAIOLA DI GAMBERI ROSSI MARINATI AL LIMONE.

Per 4 persone

320 gr di linguine Tanda&Spada
1 mazzetto di asparagi selvatici
8 gamberi rossi
Qualche spicchio d’aglio
Peperoncino q.b.
1 Limone non trattato

Sgusciate i gamberi, tritate grossolanamente le code e marinatele con olio extravergine, la scorza del limone e metà del suo succo, pepe ed erbette a piacere.
Tagliate grossolanamente la parte tenera degli asparagi e fatela cuocere per pochi minuti in un soffritto di aglio e peperoncino insieme alle teste dei gamberi che schiaccerete per bene in modo che rilascino tutta la loro essenza.
Sfumate con il restante succo di limone come fareste con il vino.
Fate bollire la pasta per 3/4 del tempo indicato, scolatela e terminate la cottura insieme al condimento con qualche cucchiaio della sua acqua di cottura; l’amido donerà al piatto una generosa cremina.
A fuoco spento unite le code dei gamberi con tutta la marinatura, levate le teste e servite.
L’amaro dell’asparago si sposerà divinamente con la dolcezza del gambero e il succo del limone e le sue scorze daranno un tocco di freschezza al piatto.

Buon appetito.

 

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