I TANTI VOLTI DI UN ENIGMA IN MASCHERA

I TANTI VOLTI DI UN ENIGMA IN MASCHERA

Share Button

 

La parola agli antropologi, Bandinu: «Non c’è camuffamento, piuttosto parlerei di una metamorfosi» Angioni: «Del resto a Carnevale ogni interpretazione vale»

Il passato di un’isola è cosa oscura. Non fugge oltre il mare per perdersi in un altrove lontano ma rimane e si impasta nella terra, germogliando nuovo presente e mescolandosi con esso. Se quest’isola poi è la Sardegna, per trovare il nostro antico volto dobbiamo specchiarci in una maschera sibillina, impenetrabile, come quella de Su Componidori della Sartiglia.

«In genere molti, forse quasi tutti i carnevali sardi, sono diversi dagli altri in Italia. Sono più seri, per esempio. Non sono fatti per ridere. La Sartiglia non fa eccezione.» E’ così che risponde Giulio Angioni – antropologo e narratore, tra i nomi più illustri della cosiddetta “nuova letteratura sarda” – quando gli chiediamo in quale modo il carnevale arborense si unifichi o si discosti dalle altre feste di questo tipo. «In questo suo non essere carnevalesco, in questo suo non essere fatto per ridere, il carnevale della Sartiglia è molto sardo.»

Riduttivo sarebbe se svilissimo questa antica festa considerandola superficialmente un palio cavalleresco, alla stregua di altre corse all’anello che possiamo ritrovare nelle tradizioni medievali di molte zone italiane. «E’ bene ricordare che la Sartiglia non è una competizione ippica ma un rito religioso arcaico» ci spiega Bachisio Bandinu, probabilmente il maggiore tra gli studiosi delle tradizioni della Sardegna, con il suo occhio acutissimo capace di catturare l’essenza del nostro passato. E anche Angioni condivide questo assunto: «Ci sono delle caratteristiche che la fanno diversa da ciò che in genere coloro che non sono di Oristano pensano che sia, e cioè una sorta di gara, di corsa o di abilità nell’uso dello stocco. Non è niente di tutto questo anche se viene in parte intesa e praticata in questo modo. Mentre un tempo soltanto Su Componidori doveva avere la “valentìa” di passare la stella con lo stocco, oggi si alternano diversi cavalieri che quindi, in un certo qual modo, competono. Ma la contesa non è mai stata parte della corsa. La bravura sicuramente, ma non certo la gara.»

In cosa risiede dunque la diversità profonda della Sartiglia? «I carnevali sardi sono di due tipologie: il primo tipo, in cui inserirei la Sartiglia, ha come tradizione la propiziazione all’abbondanza di messi ed è quindi effettivamente riconducibile alla sua origine nel riferimento alle divinità produttrici e all’abbondanza della terra – continua a spiegarci Bandinu – Tutta la comunità era inserita in un contesto agropastorale che non si limitava però solo ad agricoltori e pastori. Anche il calzolaio, il falegname, il fabbro, erano parte integrante di questa realtà. Antropologicamente appartenevano alla stessa cultura e vivevano quindi in un mondo interrelato.» E Giulio Angioni, anch’egli antropologo, chiarisce ulteriormente: «Riuscire a passare la stella, era la garanzia, più che il segno, della rinascita della primavera in una società legata alla terra. Il nome Sartiglia è di origine ispanica, i primi documenti sono quelli della Sardegna spagnola, ma ciò che è evidente è che si tratti di una cerimonia agraria a garanzia della rinascita della vegetazione.»

Il termine “carnevale” deriverebbe con tutta probabilità dal latino “carnem levare” preludio al periodo di astinenza della Quaresima. Per questo motivo appaiono ancora più interessanti le riflessioni di Bachisio Bandinu quando descrive la seconda tipologia di carnevale sardo, offrendoci un ulteriore livello di alterità: «La Sartiglia ha un carattere propiziatorio, come un po’ tutti i carnevali. Nella Sardegna centrale invece parliamo di “Carrasecare”, cioè “tagliare carne”. Siamo nell’ordine del sacrificio. Qualcosa viene sacrificato. Animali forse? Persone, un tempo? E’ un carnevale tragico.»

La Sartiglia inizia lentamente ad apparirci in tutta la sua peculiarità. Straniera in terra straniera: anomala nella sua austerità e perciò lontana dal carattere di festa giocosa che caratterizza gli altri carnevali “continentali” – per usare un termine profondamente isolano – ma comunque atipica nell’aspetto che Bandinu definisce “benedicente”.

Eppure è proprio questo carattere perturbante, familiare ed estraneo nello stesso tempo, che dà a questa festa la fascinazione del rompicapo. La stessa malìa che ci attrae osservando la maschera del suo cavaliere che cerca fortuna trafiggendo una stella. «Basta osservarla – fa notare Giulio Angioni – insieme uomo e donna, nobile e plebeo, giovane e vecchio. Priva di espressione. Non si può definire diversamente se non seria.» Una maschera che dobbiamo affidare senza dubbio alle considerazioni di Bachisio Bandinu, che sull’argomento ci ha regalato pagine di eccezionale spessore antropologico: «La maschera della commedia dell’arte è qualcosa che si mette sul volto per cambiare la propria identità camuffandosi. Nel carnevale sardo invece non c’è alcun camuffamento. Non c’è più il gioco dell’alternanza tra volto e maschera poichè essa procede facendo metamorfosi. E’ proprio questo aspetto che accomuna la Sartiglia al carnevale della Sardegna centrale. Chi c’è dietro questa maschera priva di alcuna fisionomia identitaria? Prevale sempre un sentimento in qualche modo tragico ed enigmatico. E tutto ciò che è enigmatico pone la questione dell’identità. L’elemento più sardo della Sartiglia sta in quella maschera.»

Forse è proprio questa metamorfosi, questo enigma non risolto e non risolvibile che ha portato molti studiosi a cercare di comprendere cosa si celi dietro questo rituale così antico. Il giudizio resta ineluttabilmente sospeso nelle divertite parole di congedo di Giulio Angioni, che arrivano pungenti come lo stocco quando trafigge la stella: «Le interpretazioni che sono state date della Sartiglia sono davvero tante, anche di carattere psicanalitico, freudiano e sessuale. Io tenderei a non metterle ovviamente in primo piano. Ma conserviamole tutte, perché no? In fondo a carnevale ogni interpretazione vale.»

Francesca Arca
© RIPRODUZIONE RISERVATA

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)
Disqus (0 )
Show Buttons
Hide Buttons
error: